Logo
 
           

Uffici
  Anagrafe
  Commercio
  Sport e turismo
  Polizia Municipale
  Servizi Sociali
  Servizi Culturali
  Servizi Scolastici
  Protocollo Centralino
  Ragioneria Tributi
  Urbanistica
  Tecnico e Ambiente
  Patrimoniale



Visitatori
Visitatori Correnti : 1
Membri : 0
Dettagli...

 
Territorio - Comune di Serramazzoni

Comune di Serramazzoni
Superficie:
Kmq.93
Altitudine: mt 791 slm
Prefisso telefonico: 0536
C.A.P.: 41028
Popolazione: 7.163 abitanti (aggiornato al 31/12/2003)
Provincia: Modena
Confini: Prignano sulla Secchia, Pavullo, Polinago, Marano, Sassuolo, Maranello


Frazioni - Itinerari Storico-artistici

Rocca S. Maria

Su una roccia calcarea, in posizione dominante rispetto alla sottostante pianura è possibile ammirare una delle più belle ed antiche Pievi della montagna modenese: Rocca S. Maria. Questo sacro edificio, di forma basilicale, costruito in pietra arenaria del luogo, presenta al suo interno tre navate divise da ampi ed imponenti archi a tutto sesto che poggiano su quattro colonne e quattro semi colonne basse e rotonde. I relativi capitelli, dall’intaglio vigoroso, sono diversi per forma e composizione. Basandosi soprattutto sulla ornamentazione di questi capitelli, oltre a tutta la struttura dell’edificio, gli studiosi d’arte sono concordi nel datare la sua edificazione tra l’ottavo e la metà del nono secolo.
All’esterno della Pieve, nei pressi dell’antica Rocca, su un travaglio di ferro appena riparato dalle piogge, è posta una campana con lo stemma gentilizio dei Da Savignano e la data 1370. L’antico bronzo fu regalato alla comunità di Rocca S. Maria da Ugolino da Savignano, Signore di quei luoghi e della Podesteria di Monfestino.
Rocca S. Maria, un tempo chiamata Castel Catoniano, nel 1038, a seguito di una permuta, fu ceduta dal Vescovo di Modena Viberto al Marchese Bonifacio III di Toscana, padre di Matilde di Canossa. La Contessa, a sua volta, nel 1108 la donò con tutte le terre e la Pieve al Vescovo di Modena Dodone. Nello stesso anno, Matilde di Canossa tenne un placito nel suo castello di Montebaranzone in favore delle genti di Rocca S. Maria, che da generazioni erano obbligate a prestare la loro assistenza ai ministeriali di Gombola quando passavano in quei luoghi.

Torna all' indice


Monfestino

A quattro chilometri dal Capoluogo, percorrendo una strada panoramica, si arriva a Monfestino. La località ed il suo castello rappresentano una delle più importanti testimonianze del passato, sotto l’aspetto civile ed amministrativo, del territorio serramazzonese. Non si hanno notizie certe sull’epoca della costruzione del castello. Indubbiamente la parte più antica della rocca, che in tempi remoti si presentava con un’alta torre quadrata circondata da possenti mura, doveva costituire un avamposto dello sbarramento difensivo del Castro Feroniano che ritardò di circa duecento anni la penetrazione nel territorio della montagna soggetto alla Chiesa ed all’Esarca di Ravenna, da parte dei Longobardi.
All’inizio del passato secolo il castello era in condizioni di deplorevole degrado: le torri erano prive di copertura, i portali e la vecchia Podesteria erano pericolanti. Acquistata dal Gr. Uff. Fermo Corni, la rocca in pochissimi anni, a seguito d’importanti lavori di recupero, fu riportata allo splendore che oggi possiamo vedere.
Ora, anche se non si può varcare il portone di questa rocca splendidamente conservata dagli eredi Corni, camminando per un verde sentiero se ne possono ammirare le rotonde torri e possenti mura, e proseguendo, si ha l’opportunità di spaziare con lo sguardo dalle più alte vette dell’Appennino ai bianchi ghiacciai delle Alpi. Nel buio della notte poi, come da un balcone, si può osservare la sottostante pianura illuminata da una miriade di luci.
Monfestino presenta alcune antiche case; all’interno di una di queste, vi è un portale di pregevole fattura, opera di Mastro Antonio d’Ambrosino famoso artista del Sec. XVI. Nella chiesina, che risale al 1304, è affisso un quadro, del Sec. XVII, raffigurante S. Giovita che ha sullo sfondo il borgo ed il castello di Monfestino.

Torna all' indice


Montagnana

La frazione di Montagnana è posta sulla Via Giardini a dieci chilometri dal Capoluogo e a sette da Maranello. La chiesa, dedicata all’apostolo S. Andrea fu costruita nel 1883 dall’ Ing. Antonio Randelli. Al suo interno sino al 2001, vi era la campana più antica della Provincia di Modena (è stata ceduta per il tempo limitato alla durata della mostra degli arredi sacri che si tiene presso l’Abbazia di Nonantola). In essa è scritto: “anno del Signore 1262”. E’ probabile che la chiesa di Rocca S. Maria, che ha più antica storia ed era la chiesa plebana della zona, avesse donato la campana alla chiesa “figlia” di Montagnana.
Poco distante, percorrendo la via Giardini in direzione della pianura, è possibile visitare la Chiesetta della Resistenza la quale fu costruita nel 1965 per ricordare il contributo degli abitanti della montagna modenese alla lotta partigiana sostenuta negli anni 1943-45.
Montagnana, dagli anni che videro il completamento della Via Giardini (1777-80), per la sua collocazione al termine della terribile salita del Taglio ebbe sempre nella trattoria la Noce un punto di riferimento e quindi di ristoro per coloro che transitavano su carrozze trainate da cavalli, per i birocciai, che dopo avere trasportato carbone e legna in città, ritornavano alla montagna carichi di sale e tabacchi, e dai primi anni del ‘900, per i conducenti degli omnibus provenienti da Maranello, che lì si fermavano per aggiungere acqua alle auto a vapore.

Torna all' indice


Faeto

A quattro chilometri dal Capoluogo, al termine di una strada che sale sino a m.869 s.m. si trova Faeto. Questa località, al di fuori del traffico caotico odierno, circondata da querce secolari e da boschi e castagneti, offre ai turisti un panorama ineguagliabile. Una tradizione popolare vuole che alcune famiglie del ferrarese nel Sec. XV salite sul monte Faggeto, lì si fermassero, facendone la loro abituale dimora, ricavando sostentamento dalle castagne e dalla vendita di carbone fatto con la legna dei vasti boschi circostanti. Nel borgo, alcune delle antiche case, un tempo con i tetti di lastre di ardesia, presentano portali del XVI Sec.
Proseguendo poi per circa un chilometro, lungo una pianeggiante e verde stradina si giunge al parco del Paradiso dove oltre alle piante di castagno, di cerro, carpino, di maggiociondolo e betulle, esistono alcuni esemplari di faggio e di pino silvestre.

Torna all' indice


Valle

A sei chilometri dal Capoluogo e a tre dalla Nuova Estense, in una verdeggiante conca, è posta Valle. Il borgo, in fase di completa ristrutturazione, presenta importanti fabbricati databili al XVI Sec. La chiesa, dedicata a S. Michele Arcangelo, caduta in rovina nei primi anni dell’800, fu ricostruita nel 1868 su progetto dell’Ing. Antonio Vandelli. La prima chiesa consisteva in un oratorio ed era posto nella casa torre di Cà Persecco, ora magnificamente ristrutturata e in parte adibita a ristorante. Al centro del borgo, l’ importante torre risalente al 1670 ha al suo interno una sala con esposte una quarantina di foto storiche ed una teca con fossili del vicino torrente Tiepido.

Torna all' indice


Pazzano

Pazzano dista sei chilometri dal Capoluogo e tre dalla Nuova Estense. In questi ultimi anni, la vicinanza all’ importante strada di scorrimento Nuova Estense ha portato a questa tranquilla località, una notevole espansione abitativa. Lungo la strada che porta a Granarolo vi sono case torri ed a corte chiusa risalenti ai secc. XVI e XVII che presentano pitture e portali di pregevole fattura .
A Pazzano di sotto, è posto l’oratorio dedicato a S. Rocco, edificato da coloro che si salvarono dalla peste del 1630. L’attuale chiesa, dedicata ai santi Giovanni e Paolo, fu costruita nel 1727 su disegno di Antonio Vandelli. In essa, prima dei lavori di restauro e consolidamento, avvenuti negli anni 1970-80, si poteva vedere nel pavimento dinanzi all’altare dedicato a S. Giuseppe, una tomba con scolpito un guerriero e la scritta Marcus Bazzanus et sibi natis et pasque nato proli hoc sepulcrum construxit - A. MDLXXX. Questa tomba, forse proveniente da altro luogo sacro più antico, era il sepolcro dell’importante famiglia dei Bazzani che annoverò uomini che ricoprirono importanti cariche nell’ambito dello Stato Estense.
Pazzano, che è posta al centro della Val Tiepido, con le sue suggestive casine bianche attorniate dai tanti colori della natura, seppe negli anni 1940 - 1960, dare ispirazione al poeta e scrittore Guido Cavani di Modena che qui era solito soggiornare e che di questi luoghi scrisse nel romanzo Zebio Cotal.

Torna all' indice


S.Dalmazio

S. Dalmazio è posta sulla strada provinciale Serramazzoni - Marano e dista 7 chilometri dal Capoluogo. Nel centro della località, la casa torre Gentilini, a testimonianza della sua vetustà porta scolpita su un sasso, la data 1474. Sotto il voltone di questa torre passava la Via Vandelli (1739-1741) che provenendo da Modena andava a Massa Carrara.
A poche centinaia di metri dal borgo, su un’altura che domina la sottostante Val Tiepido, un tempo esisteva una fortificazione di cui non rimangono che poche tracce. La chiesa, dedicata a S: Dalmazio Vescovo e martire, ha subito nel tempo importanti modifiche e ristrutturazioni, l’ultima delle quali è avvenuta negli anni ’80. Sempre a S. Dalmazio, lungo la stradina che porta all’antico castello, è posto un tempietto dedicato alla Madonna fatto costruire nel 1683 dal Capitano Lodovico Gentilini. Nella piazza, un piccolo monumento ricorda i caduti di tutte le guerre e gli emigranti di San Dalmazio morti nel 1913 nella miniera di Dawson dello Stato dell’Illinois in U.S.A.

Torna all' indice


Varana Sassi- Campodolio

Due sono i toponimi che identificano questa frazione: Varana, ora detta Varana Sassi, dal nome romano Varus, proprietario di quel luogo e Campodolio, località questa, che prende forse il nome da una graminacea, il loglio che qui si coltivava come foraggiera. Il campo dell’oglio, è citato in una lettera inviata nell’Agosto del 1573 dal Podestà di Monfestino ad Ercole Contrari per segnalare che in quel luogo era avvenuta una battaglia tra gli uomini di Ligorzano, appartenenti alla Podesteria di Monfestino, feudo dei Contrari, e gli uomini di Varana, luogo questo, appartenente, all’epoca, ai Signori Pio di Sassuolo.
Le due località, poste a poche centinaia di metri l’una dall’altra, distano 10 chilometri dal Capoluogo e circa 15 da Sassuolo.
Due sono anche le chiese: quella di Varana Sassi, risalente al Sec:XIV, è dedicata ai Santi Pietro e Paolo e quella di Capodoglio, costruita negli anni 1861 - 1880, è dedicata alla Madonna della Ghiara o delle Grazie. Questa chiesa ha al suo interno, affissi ai muri ed alle colonne, una sessantina di ex voto, ossia tavolette in legno o lamiera dipinte da modesti ed occasionali pittori che però riuscirono, in maniera inequivoca, ad esprimere pittoricamente le grazie ricevute dai vari committenti che avevano implorato e pregato la Madonna. In tutte le tavolette è scritto P.G.R. (per grazia ricevuta).
Il luogo più antico della Frazione è Varana Sassi. Il Sasso, come quelli di Pompeano e Sassomorello, è di origine vulcanica sottomarina. E’ una ofiolite serpentina. Sul Sasso più grande, un tempo, sorgeva una fortificazione con torre; ora funge da palestra per gli amanti dell’arrampicata. A Varana Sassi, per merito del locale Gruppo Naturalistico “L’Ofiolite di Varana”, è stato creato un orto botanico, all’interno del quale, con l’aiuto di esperti è possibile conoscere le più importanti erbe velenose ed officinali di questa parte dell’Appennino.

Torna all' indice


Selva

Percorrendo la Via Giardini che porta a Pavullo, a quattro chilometri dal Capoluogo si devia a destra e lungo una pianeggiante strada si giunge a Selva.
Nei documenti del Sec. XII Selva viene indicata come Silva de Ula o de Virola. Il territorio, ricoperto completamente da boschi, fu donato nel 1131 dal Vescovo di Modena Dodone ai frati del monastero di S. Pietro di Modena, affinchè lì costruissero un monastero. I religiosi costruirono una chiesa di cui non rimane traccia in quanto demolita nel Sec. XIX ed un edificio detto, ancor oggi, canonica vecchia. Non si conoscano le motivazioni che indussero i frati a lasciare il luogo. L’attuale chiesa, dedicata alla natività di Maria SS., fu portata a termine dall’Ing Antonio Vandelli nel Novembre del 1870. Salendo per la stradina che congiunge le nuove villette, poi lungo i prati si giunge all’Amareto, dove un tempo esisteva una importante abitazione i cui signori Amoretti - Parenti ospitavano il Duca Francesco V quando da Modena, durante i mesi estivi, andava a villeggiare a Pavullo. Proseguendo poi lungo il crinale si giunge all’oratorio detto Madonna di Zanoli. La chiesetta che è stata costruita nel 1673 e restaurata nell’anno 2000, si trova in un luogo particolarmente panoramico.

Torna all' indice


Ligorzano

A Ligorzano, che dista due chilometri dal Capoluogo si possono vedere: la torre della Bastiglia, antica fortificazione costruita in appoggio al Castello di Monfestino e poco distante il nuovo stadio di calcio, inaugurato nel 1985. Più in basso, lungo la Via Giardini, si può bere l’acqua freschissima della conosciutissima Fontanina, meta ambita di ogni ciclista e anche dello scrittore Alfredo Panzini che lì si fermò a dissetarsi per poi riprendere con la bicicletta la strada verso l’Abetone.

Torna all' indice


Riccò

Riccò, anticamente chiamata Farneta, dista dieci chilometri dal Capoluogo ed è posta sulla strada provinciale Serramazzoni - Puianello. Una quattrocentesca torre quadra ricorda il luogo dove si trovava la fortificazione della Famiglia Balugola feudataria del Vescovo di Modena il cui territorio corrispondeva circa all’estensione dell’attuale Comune di Serramazzoni. La chiesa, dedicata a S. Lorenzo, fu costruita nel 1859, ampliando un oratorio già esistente.

Torna all' indice


Pompeano

Pompeano fa parte del Comune di Serramazzoni solo dal 1860; prima di questa data, la sua storia è da ricercarsi in quella del Contado di Gombola i cui Signori, di origine longobarda, costituivano una delle Famiglie più potenti della montagna modenese. Nel 1416, i da Gombola perdettero il feudo in favore dei Cesi che lo tennero sino all’arrivo delle armate francesi di Napoleone nel 1796. Il castello è raggiungibile solo salendo una scalinata all’esterno delle mura. All’interno della cinta muraria si vedono un’antica torre quadrata; il palazzetto, in cattivo stato di conservazione, che fu abitato dal Marchese Ferdinando Calori Cesi sino al 1885; il campanile terminato nel 1886; ed in fine la “risorta” chiesa dedicata a S.Geminiano. L’edificio sacro ha una singolare storia di volontà, caparbietà e amore: divenuta, da chiesetta castellana dedicata a S. Maria, parrocchiale dedicata a S. Geminiano, negli anni dal 1885 al 1900 per volontà del Parroco Don Vincenzo Tassoni e dei parrocchiani di Pompeano fu allungata ed alzata nella parte dell’abside. La chiesa dopo la morte di Don Tassoni non fu più ultimata, anzi nel 1960, per la precarietà del tetto, dovette essere chiusa. Nel 1986, dopo trenta anni di forzato abbandono, il Parroco e la popolazione di Pompeano, avvalendosi di tecnici e maestranze del posto con l’aiuto finanziario della Regione, della Provincia, del Comune, delle banche e di alcune imprese, in soli due anni hanno portato alla copertura gli edifici della Chiesa e della canonica.
Il Sasso su cui si erge il castello di Pompeano, di colore verde scuro, tanto da sembrare quasi nero (ferro e magnesio), è una serpentina di origine vulcanica sottomarina (ofiolite) ed è attraversata al suo interno da una fenditura o faglia che ha dato origine ad una grotta della lunghezza di circa trenta metri. La grotta, dopo un ingresso assai angusto, diviene più percorribile: l’altezza è di circa 4 o 5 metri e la larghezza di circa 3. Lungo il ripido e scivoloso percorso, si possono ammirare esemplari di geotritoni; sul fondo si trova un laghetto la cui profondità in determinati momenti dell’anno è di circa 20 metri.

Torna all' indice


La Via Vandelli

Percorrendo la Strada Serramazzoni-Sassuolo, a pochi chilometri dal Capoluogo tra i verdi boschi e i castagneti che ricoprono il versante Nord di Faeto, chiamati Carbonara, è possibile percorrere a piedi un tratto della Via Vandelli con l’originale selciato in sassi. Questa variante partiva da Sassuolo e salendo a Campodolio per Carbonara, Serra dei Mazzoni, casa Ghinelli, casa Chiozza si andava a congiungere con il tratto principale della Via Vandelli, che da Modena saliva lungo la Val Tiepido, passava per Riccò, S. Dalmazio, Selva, Chiozza, per poi proseguire verso S. Pellegrino e Massa Carrara. Sul territorio serramazzonese, dunque, sono stati costruiti tra il 1739 ed il 1749 due tracciati della Via Vandelli.

Torna all' indice


Il Sasso delle Streghe

Lasciata la strada che conduce a Rocca S. Maria, all’altezza dell’ex scuola elementare, dopo circa un chilometro lungo uno scosceso sentiero, si arriva al Sasso delle streghe, un monolito di calcare contenente fossili marini, in prevalenza bivalve, che si erge per circa una decina di metri all’interno di un bosco di roverelle, Trecento metri più a valle, verso i primi calanchi,una parete rocciosa racchiude centinaia di altre grosse bivalve fossili.

Torna all' indice


La Salsa della Cintora

Nella frazione di Rocca S: Maria, partendo dalla Via Giardini (Montardone) ed inoltrandosi per una ripida strada, dopo circa un chilometro, si arriva alla Salsa della Cintora. La Salsa ha le stesse caratteristiche di quelle della vicina Nirano: è un cono dell’altezza di circa un metro, da cui fuoriescono acqua salata, gas metano e fanghiglia d’argilla. Prima del 1975, anno in cui i proprietari, lo distussero con una ruspa, il cono aveva raggiunto un’altezza di 4 metri. La Salsa dagli abitanti del luogo è chiamata, in forma dialettale, Bòmba, perchè il cono durante i temporali, emette suoni simili a piccole esplosioni.

Torna all' indice


Le Cascate di Bucamante

La stretta vallata del “Bucamante”, che è racchiusa tra Monfestino ed il Monte Cornazzano, rappresenta uno dei più pregevoli ambienti naturali del nostro Appennino. Da qui nasce l’omonimo Rio che va ad alimentare il Torrente Tiepido. Il Bucamante è un luogo di particolare bellezza, meta ideale per passeggiate e brevi escursioni ecologiche alla portata di tutti ed è raggiungibile attraverso sentieri che partono da Granarolo o da Monfestino. Nel punto più infossato e fitto dalla vegetazione costituita da Carpini, Aceri, Cornioli, Maggio ciondoli e quercioli, si trovano “le cascate” ovvero alcuni salti d’acqua di media entità. Il micro clima, inoltre, permette lo sviluppo delle orchidee, delle peonie, del pisello selvatico, del geranio nodoso, dell’edera e della vitalba che rende con i sui tralci o “liane” ancor più impenetrabile la boscaglia. Infine, “le cascate di Bucamante “ sono il luogo dove la leggenda vuole si concludesse con un tragico epilogo il contrastato amore tra un pastore e la figlia di un dignitario incaricato del governo della Podesteria di Monfestino.

Torna all' indice


Le Cascate del Rio delle Borre

Il Rio delle Borre nasce a Nord di Serramazzoni e precisamente nel grande bosco che dall’Hotel Pineta - Casa Mazzoni - Casa Giacomone degrada sul versante che guarda Campodolio.
Nel suo percorso verso valle, il Rio forma numerose cascate che sono raggiungibili o inoltrandosi nel bosco o percorrendo la strada che a Casa Bartolacelli congiunge la Via Giardini con Varana. Trecento metri oltre Casella Nuvola se ne raggiunge una; risalendo lungo il corso del Rio delle Borre, non facilmente per l’intrigante vegetazione e per la mancanza di un sentiero, è possibile ammirarne altre, ad ognuna delle quali 1’esperto naturalista Sig. Termanini ha dato suggestivi nomi nel ricordo di un passato lontano. Nella località di Varana Sassi, il Rio delle Borre, detto anche Rio Sciano, si congiunge con il Torrente Fossa che nel suo percorso verso la pianura, prima di giungere a Spezzano, lambisce il Sasso delle Streghe posto nei dintorni di Rocca S. Maria.

Torna all' indice

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Foto

Photo Radar
Riccò(1151)


Serramazzoni
 Come Arrivare
 Cenni Storici
 Territorio
 Immagini
 Associazioni
 Biblioteca
 Raccolta differenziata


Top - Siti web
museo rose antiche (IT)
Commercio Modena (IT)
Luigi Orsini Tennis (IT)
Luca Toni (IT)
Cultura del Medioevo (IT)
Luoghi dell'Anima (IT)
Enti Nazionali (IT)
Regione Emilia Romagna (IT)
Provincia di Modena (IT)
Comunità Montana del Frignano (IT)

Altro
 Scuola Regionale Alberghiera e di Ristorazione di Serramazzoni