Il borgo e i boschi di Faeto

Faeto, a quattro chilometri dal Capoluogo, al termine di una strada che sale fino a 869 metri s.l. del mare, circondata da querce secolari e da boschi di castagneti, offre ai turisti un panorama ineguagliabile.

Il borgo di Faeto, circondato da querce secolari e da boschi e castagneti, offre ai turisti un panorama ineguagliabile. Faeto si trova a quattro chilometri da Serramazzoni, al termine di una strada che sale sino a 869 metri s.l.m.
Una tradizione popolare vuole che alcune famiglie del ferrarese nel secolo XV salite sul monte Faggeto, lì si fermassero, facendone la loro abituale dimora, ricavando sostentamento dalle castagne e dalla vendita di carbone fatto con la legna dei vasti boschi circostanti. Di interesse è la chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo, ottocentesca.
Nel 1540 gli abitanti di Faeto fabbricarono a loro spese un oratorio dedicato ai santi apostoli Filippo e Giacomo che caduto in rovina venne riedificato nel 1609 dagli stessi abitanti corredandolo di un beneficio per il mantenimento di un sacerdote. Il primo cappellano fu don Giovanni Battista Casolari per 40 anni dal 1609 al quale succedettero altri 7 sacerdoti come cappellani. Ultimo fù don Giacomo casolari dal 1803 al 18016. Il 30 agosto del 1816 l’oratorio venne eretto a chiesa parrocchiale con un parroco, lo stesso don Giacomo Casolari fino al 1819. Gli succedettero 8 parroci fino al 1941. Don Antonio Lumare è l’undicesimo parraco di Faeto il primo non residente. L’ultimo residente è don Adolfo Sandoni parroco per quasi 50 anni fino al maggio del 2010.

La frazione di Faeto, posta nella posizione più elevata e panoramica di fronte al Monte Cimone e all’Appennino reggiano, è nota per i boschi della Carbonara, un luogo suggestivo e freschissimo ricoperto da una rigogliosa vegetazione di boschi di castagni, quercioli, betulle ed aceri.
Da Faeto, percorrendo per circa un chilometro un magnifico vialetto di cerri, si arriva al bosco denominato “Paradiso”, dove crescono piante di castagno, cerro, carpino, faggio, pino silvestre, betulla e tasso. In primavera il paesaggio si arricchisce di viole, mammole e genziane ed in autunno è possibile raccogliere numerosi e prelibati funghi.

  

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creato:giovedì 9 marzo 2017
modificato:giovedì 9 marzo 2017